Per qualche settimana dell’estate 1943, l’uomo più sorvegliato d’Italia fu imprigionato a La Maddalena.
Dopo il 25 luglio, quando il Gran Consiglio e poi il Re tolsero a Benito Mussolini ogni potere, il governo Badoglio si trovò davanti un problema scomodo: dove tenere l’ex capo del fascismo, al sicuro dai tedeschi che avrebbero certamente tentato di liberarlo. La scelta fu spostarlo di nascosto da un luogo all’altro. Prima l’isola di Ponza, poi La Maddalena, lontana e sotto controllo militare.
Arrivò ai primi di agosto, trasportato in idrovolante, e fu sistemato a Villa Weber, una residenza che divenne la sua prigione. Ci passò poche settimane, isolato, controllato giorno e notte, malato di stomaco, a leggere e ad aspettare. Nessuno doveva sapere dove si trovasse. Solo al parroco isolano, Mons. Salvatore Capula, furono concesse delle visite al prigioniero.
Il segreto resse poco. Quando i tedeschi cominciarono a stringere il cerchio, gli italiani lo spostarono di nuovo, stavolta sul Gran Sasso, all’albergo di Campo Imperatore. Da lì, il 12 settembre, un reparto di paracadutisti tedeschi guidato da Otto Skorzeny lo liberò con un colpo di mano in una delle operazioni più clamorose della guerra.
Villa Weber è ancora lì, legata a quel breve passaggio che mette l’arcipelago dentro una delle pagine più note del Novecento italiano. Un dettaglio curioso che pochi turisti conoscono, mentre prendono il sole a pochi chilometri di distanza.
Consiglio finale
Il modo migliore per goderti appieno la magia dell’arcipelago è soggiornare a La Maddalena così da vivere l’isola in maniera unica.